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“Il mio nemico non è chi ha combattuto contro mio padre, chi lo ha preso a calci, chi mi ha fatto un torto personale.” Visi stupiti. Ah, no? che non vengono detti per vergogna.
“Il nemico eminente di oggi non ha una forma, un limite, un contorno preciso: è appunto ciò che non ha forma e che annullerà sempre più ogni forma. Non gli si può dare appuntamento all’alba, in camicia bianca, e sfidarlo a duello.”
Anche se non lo capivano del tutto, gli obbedivano. G. doveva farsi bastare questo, pur desiderando intorno non i coatti ma i pari, e magari individui migliori ancora cui offrire il proprio desiderio di lealtà.
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Siamo tutti uguali, vero? Neanche da chiedere: è cosa nota. Chi potrebbe mai sospettare che non sia così? Sta scritto ovunque, lo dice chiunque, nessuno osa metterlo in dubbio. E allora questo sistema democratico lo provi a sé stesso, ce lo provi definitivamente, che siamo perfettamente uguali, se vuole che gli crediamo anche noi, i suoi ultimi critici. Ci sottragga ogni argomento contrario. Come? Facile. Facilissimo. Vari una legge che impone lo scambio dei figli alla nascita. Non sarà poi così grave – come dice Piccolo Riccio – se invece del frutto legittimo del tuo ventre, del neonato che ha le stesse tue sopracciglia, ti porti a casa dall’ospedale quello della vicina di letto… Tanto l’aspetto fisico non conta ed è poi l’educazione che li forma, i bambini – così dicono… Sarà la vicinanza con te a dargli l’impronta, non il patrimonio genetico, che non è il caso nemmeno di rievocare, tanto sa, infatti, di razzismo biologico e di larvato nazismo… Coraggio, siamo coerenti per davvero, fratelli! Dimostriamoci finalmente liberi dalla caligine della superbia: scambiamoci i figli nelle culle! Portiamolo fino in fondo alla caverna della storia il beato lume de la Révolution!
http://www.cultrura.net/site/2009/07/04/egalite/
Le verità terribili
Vanno invocate come un farmaco, in ogni tempo, in ogni luogo, le verità terribili. Soprattutto quando si esce da una riunione, da una conferenza, da una presentazione libraria, dalle sale di un cinema – dove la contiguità dei molti costringe a banalizzazioni, infingimenti e ottusità tali da non potersi più sopportare. Che qualcuno le dica, le dica sempre, come hanno fatto Nietzsche, George, Michelstaedter, i cattivi ragazzi di “Lacerba”, Spengler, Céline, Gómez Dávila e Caraco. E mille altri (no, forse di meno, ma i migliori), di nascosto dalla storia. E prima di loro Dioniso, il Dio dello sgomento e della rivelazione che atterrisce. Non il Dio dell’inquietudine, bestia moderna, male oscuro che fa impiccare le attricette. Dioniso, il Dio barbarico della forza devastante, delle verità biologiche, immorali, antimorali, superiori e intime all’uomo, che definiscono la sua natura.
Sarà chi si fa voce e boccaglio di queste verità il vero operatore del bene, non chi predica di tolleranza universale e di non aggressione, di permeabilità e di condivisione. Ne stanno morendo ogni giorno di bontà fasulla, di psicofarmaci, di alcol, di disperate sigarette e sconsiderato divertissement, più di quanti mai siano morti nelle azioni di guerra. Prima o poi (prima che le benzodiazepine, come cavallini berberi distorti in un incubo, ci portino via), il diritto andrà riformato, rivoluzione necessaria in philosophicis: e un capitolo essenziale da scrivere sarà quello che darà onorata cittadinanza alle verità terribili.
http://www.cultrura.net/site/2009/07/02/le-verita-terribili/
Postato in: Anna K. Valerio, Etnia, Stirpe, società | Messo il tag: Anna K. Valerio, Dioniso, egualitarismo, ineguaglianza, società | Lascia un commento »
Uno che si ritrovi ad avere tutto il mondo contro (questo mondo!) già perciò merita della benevolenza. Se poi se lo inimica, questo mondo, perché è fiero, deciso, intransigente, sprezzante, sarcastico, antiretorico, perché, preposto alla funzione di governare il proprio Stato, vuole farlo fino in fondo, senza rendere conto a nessun pomposo impiccione, oh, non ci sono davvero parole per descriverne la seduzione, l’impressione di meraviglioso che suscita! Questo Persiano in piedi tra i lenoni delle democrazie, tra i ‘protettori’ dei popoli, criticato dagli insulsi ministri, tutti sorrisi e pacchette sulle spalle, della modernità ‘aperta’, avverso al ‘Melanio’ d’oltreoceano e alla sua disgustosa ipocrisia nostrista: oggi pare il Colosso di Rodi. E’ uno spettacolo! E’ perfino erotico! A differenza delle maestrine globali che lo disapprovano, Ahmadinejad non avrebbe certo bisogno di pagarli i buoni uffici di Venere…
http://www.cultrura.net/site/2009/06/26/ahmadinejad-e-un-grande/
“L’odore di cose divine mette in fuga il mondo”
Mugola Bernard-Henry Levy, “noto filosofo e intellettuale francese” (sic sul Corsera), dal cognome evidentemente ‘partigiano’, riferendosi ai detti recenti del Presidente iraniano: “quel mélange di culto della forza e di ossessione della purezza altro non è: fascismo.” E finalmente ci riporta alla miglior anima del regime mussoliniano, quella taciuta e dissimulata dalla racaille sociale (tutta tesa ad addomesticare, a proprio uso e consumo, anche la migliore eresia politica del Novecento). E soffia sul fuoco della nostra passione per il fiero presidente Ahmadinejad, che solo al suo Dio vuole dar confidenza.
Levy passa per filosofo, sia pure nuovo. Ebbene, si analizzino filosoficamente le sue parole. Due idee, forza e purezza, gli sembrano rappresentare i contrassegni distintivi del fascismo. Lasciamo stare se si tratti di culto o di ossessione. Di là dalla deriva dei punti di vista, il fine del fascismo si sintetizzerebbe dunque in un’endiadi meravigliosa: forza e purezza. Ebbene, chi può sollevare obiezioni a un regime che fosse la semplice celebrazione di forza e purezza? Quali più alti ideali si dovrebbero inseguire? O è proprio la loro altezza l’obiezione necessaria?… Sennò, che pretesti escogitare per una critica? Perché se per la forza (che, tuttavia, è l’energia stessa della vita) si può dire che tenda a degenerare in arroganza, contro la purezza non esistono davvero argomenti filosoficamente decorosi. La purezza è l’idea delle idee – è ciò che è chiaro e distinto (ciò che è logica) – è ciò che è magnanimo e disinteressato (ciò che è onore) – è ciò che è privo di difetto, di guasto (ciò che è bellezza) – è ciò che eleva e mette le ali (ciò che è sapienza) – ciò che colma il cuore e lo infiora (ciò che è amore). La purezza copre e sintetizza tutto lo spettro dell’eccellenza umana e aumana, interiore ed esteriore, frutto di sottrazione ascetica o di lussureggiante tripudio. La sua unica colpa è quella di parlare una lingua lontana dal cicaleccio mondano, di cui non si può fare spaccio, che non si volge in moneta, che non fa gola al mercato globale e ai suoi avventori (disperatamente orfani dell’avventura). “L’odore di cose divine mette in fuga il mondo.”
http://www.cultrura.net/site/2009/06/27/lodore-di-cose-divine-mette-in-fuga-il-mondo/
Intanto di là dall’oceano…
…il solito nauseante sfoggio di patetismi nostristi, di democratica ipocrisia, di menzogne ruffiane, l’accattonaggio del plauso della maggioranza tramite gli argomenti e i pretesti più meschini. Consoliamola e illudiamola, questa turba di infelici, di falliti, di obesi, di etilisti, di repressi, di depressi, di strabici, di malati, di traditi e traditori, di attanagliati dai rimorsi e soprattutto dai rimpianti, di drogati, di pavidi cronici, di mediocri in tutto, di schiavi del capoufficio, di puttane senza compenso, di ricchi rosi dall’avidità e dalla taccagneria, di celebrità coi nervi a pezzi, di uomini e donne della porta accanto con la forfora e le vene varicose, di invalidi civili, di zelanti netturbini e professori coi paraocchi, di umanitaristi poco inclini all’uso del sapone, di ribelli attenti a non esagerare e di sbirri con l’anima in ceppi, di poeti che sbrodolano parole e di pittori che colano colore. Consoliamola e facciamole sentire che l’unico assoluto residuo e universale è la colpa, è l’angustia; che la democrazia è davvero il sistema che contempla e culla questa angustia collettiva, questa sfiga inguaribile, di tutti, che non discrimina: dove si soffre insieme, presidenti e disoccupati, senza scampo e senza orgoglio. Non il sidereo dolore leopardiano, ma quello della donna rampante cui, all’apice della carriera, crepa il figlio vestito di latex, nel corso di un giochino sadomaso.
Per intonarsi al ‘coro’, il presidente degli Stati Uniti, l’inquilino dell’Air Force One e di quel bugigattolo della Casa Bianca, nel giorno di plastica della Festa del papà, ha pensato bene di chiedere scusa alle due figlie, semi-adolescenti, per il fatto di essere stato un padre poco presente. Sì, sì: se ne pente e se ne duole, lui, il protettore del mondo, con le due piccole protettrici. E’ angustiato dalle possibili mancanze verso i suoi fragili, imbelli virgulti, oppressi dai bodyguard e dal tesoretto di famiglia. Teme di non esserci stato nei loro momenti di necessità: come il negoziante con il mutuo da pagare, la madre che lavora perché occorre un altro stipendio, l’operaio del turno di notte, il manager sballottato dai padroni ai quattro angoli del mondo, la lettrice di settimanali rosa sulla rubrica di lettere dei lettori. E costoro gli crederanno…
Il girone osceno dei ruffiani ha già un posto prenotato. Quello degli ignavi, invece, dà ormai il tutto esaurito.
http://www.cultrura.net/site/2009/06/29/intanto-di-la-dalloceano/
Postato in: Anna K. Valerio, globalizzazione, identitarismo, politica | Messo il tag: Anna K. Valerio, antimondialismo, democrazia, globalizzazione | Lascia un commento »
“Lo stile dorico è stile di una vita chiara e dominata, libera da passioni disordinate e da vane agitazioni: ‘contenente in magnifica misura la smisuratezza stessa dell’infinito’. Il vero elemento dorico ha sempre qualcosa di ‘elementare’, perfino di ‘barbarico’: esso presuppone che il contatto con l’originario non sia interrotto, mentre il limite, la forma vi esprimono la potenza di una vita piena, di una vita che domina sé stessa e che nella sua intensità e purezza si tiene lontana da tutto ciò che è psicologismo e soggettivismo. In un temperamento dorico, la tenuta dell’anima ha il tono di una impersonalità attiva, nemica di tutto ciò che è accessorio, contingente, inessenziale – ornato. Qui vale l’opera, e non il ‘creatore’, l’azione, e non l’autore: qui vale il monumentale, e non l’espressionistico, il lirico e l’umanistico; qui vale ciò che si esprime con la grande voce delle stesse cose, e non quel che procede da una abilità artificiosa e industriosa o da una disordinata genialità. Qui la disciplina è un valore. La fermezza e la calma dignità sono un valore. La legge, ferma e inattenuata, è un valore. Al limite, è un valore l’ideale olimpico, quello di una chiarità, di una sovranità e di un ordine, o cosmos, che ha risolto il caos e che sovrasta l’elemento puramente umano.” (Julius Evola, I testi del Roma, pp.537-538; di imminente uscita per i tipi di Ar)
31 ottobre 2008
http://www.cultrura.net/index.php?option=com_content&task=view&id=227&Itemid=39
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