IL NOSTRO 25 APRILE: ONORE & FEDELTA’

…Kamaraden die Rotfront und Reaktion erschossen, marschiern im Geist in unsern Rehien mit…

25 aprile : festeggiano…cosa festeggiano? L’avvento dei miti plebei e democratici, l’affermazione del gregge belante e inebetito. Strillano…cosa strillano? Filastrocche tediose…Bella ciao, simbolo della rozza sovversione, degli uomini senza razza, senza tradizione, senza niente… Contro chi strillano? Contro il “male assoluto”, contro chi morì per difendere un’Idea, contro chi ebbe il coraggio di non cambiare bandiera pur sapendo di andare incontro alla sconfitta e alla morte.
Lo stile legionario, intriso di eroica accettazione della morte e di ferrea fedeltà alla parola data: questo, invece, è ciò che noi commemoriamo. E oggi, l’epoca dei fascismi europei, sommersa e sepolta dalle ideologie nefaste dell’uomo massa, ci piace ricordarla con le parole di Brasillach, per il quale il Fascismo fu qualcosa che trascese la mera dimensione politica per diventare “poesia visibile”, “la poesia stessa del XX secolo”. “Allorché parla agli Italiani della terra natale d’oltremare – scrive Brasillach – Mussolini, è un grande poeta, diretto discendente dei poeti della sua razza. Egli evoca la Roma immortale, le galere sul mare nostrum. E poeta, poeta tedesco è Hitler che inventa notti di Valpurga e feste di maggio, che nei suoi canti mescola il romanticismo titanico e il romanticismo del nontiscordardimé, la foresta, il Venusberg, le fanciulle coi mirtilli fidanzate a un tenente delle sezioni d’Assalto, i camerati caduti a Monaco di fronte alla Feldernballe; e poeta, è Codreanu dei romeni con la sua Legione dell’Arcangelo Michele” (…) “ Un campo della gioventù nella notte, l’impressione di far corpo con l’intiera nazione, le lapidi dedicate al ricordo degli eroi e dei martiri del passato, una festa totalitaria, sono questi gli elementi della poesia fascista, ed è ciò che costituisce la follia e la saggezza della nostra età, è ciò che fra vent’anni la gioventù dimentica delle tare e degli errori, guarderà con oscuro desiderio ed inguaribile nostalgia”.
Ma il sangue chiama sangue. E il sangue non conosce né lacrime né compassione, bensì l’esaltazione della metallica durezza, la spersonalizzazione dell’individuale come ponte per il sovraumano. Come scritto da Freda, “ il fascismo ‘immenso e rosso’ della magnifica Repubblica del Nord scrisse sulle sue insegne: Italia – Repubblica – Socializzazione. Noi preferiamo leggervi: Onore e Fedeltà. E se delle immagini e delle impressioni ci provoca quel periodo, non è di ‘commozione’ che si deve parlare, ma di fredda, terribile vendetta…”
Ignazio Mele
http://cavalcarelatigre.blogspot.com/

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