Viva, via il “politicamente corretto”: ormai la censura buonista infierisce anche sui fumetti

Anche se è dell’anno scorso, vale la pena ricordare
Dopo Asterix e la Francia, è la volta di Tintin, il Regno Unito e il Belgio:

Regno Unito: un avvocato britannico ha denunciato, nel mese di luglio 2007, il fumetto “Tintin in Congo”, reputandolo razzista e “colonialista” (oltre che per la presenza di… missionari cattolici!!!). La Commissione britannica per l’uguaglianza razziale ha accolto la denuncia, obbligando la vendita del fumetto solo ai lettori adulti (come un prodotto pornografico?!).
Belgio: nei giorni scorsi, uno studente congolese, Mbutu Monondo Bienvenu, studente universitario a Bruxelles, ha denunciato alle autorità lo stesso titolo, con l’accusa di essere razzista e offensivo nei confronti dei congolesi. Lo studente africano ha chiesto, inoltre, che tutte le copie del volume vengano ritirate dal commercio.
Il titolo in questione è uscito tra il 1930 e il ‘31 (non il ‘39, come scritto nell’articolo che citeremo).
Non si sa ancora se le autorità intendano dar seguito ai deliri repressivi del represso africano, ma un’associazione anti-razzista belga ha già mostrato perplessità per l’iniziativa (un po’ di buon senso!).
Si aggiunga che, se qualche magistrato “troppo sensibile” dovesse dare ascolto al desiderio di roghi dell’immigrato, avremmo materialmente un esempio di “polizia del pensiero retroattiva”.
In pratica, ma lo stiamo denunciando già da tempo, le presunte libertà e il presunto rispetto della società multietnica stanno in realtà scatenando pulsioni degne della società descritta da George Orwell in “1984″ o da Ray Bradbury in “Fahrenheit 451″, ma senza neanche più la libertà delle nazioni divise da veri confini (compresi quelli etnici, culturali e politici).

Dall’articolo “Tintin interdit aux mineurs en Grande-Bretagne” (S.L., Le Figaro, 13 luglio 2007):

Désormais, pour lire «Tintin au Congo» outre-Manche, il faudra avoir plus de 18 ans. Le groupe britannique Borders, qui édite en Angleterre les aventures du reporter inventé par Hergé, vient de décider de classer cet album dans la rubrique «BD adultes».
La raison : une décision de la commission pour l’égalité raciale (CRE), saisie par un avocat britannique, David Enright, qui est tombé par hasard sur l’album en faisant du shopping. Pour lui, «Tintin au Congo» suggère que les Africains sont de sous-humains, que ce sont des imbéciles, à moitié sauvages». Des critiques en partie justifiées. L’album, publié à l’époque de la colonisation par les Belges du Congo, justifie la présence coloniale et présente volontiers les Noirs comme de «grands enfants» naïfs. Une vision qui dominait dans l’Europe des années 1930. «Hergé lui-même qualifiait de ‘péché de jeunesse’ » ce second album, reconnaît le Studio Hergé, qui défend l’œuvre du dessinateur.

30.000 exemplaires vendus en Grande-Bretagne
Toujours est-il que la plainte d’Enright devant la CRE a abouti. Borders a retiré l’album de ses rayons «enfants». Le studio Hergé s’est dit «surpris car nous pensions la controverse terminée. Mais nous pouvons comprendre les sensibilités».
«Egmont, l’éditeur britannique de Tintin, a longtemps refusé d’éditer cet album, en raison justement de son caractère colonial, des violences infligées à des animaux et même de la présence de missionnaires catholiques», explique le Studio. Mais «il avait fini par céder à la pression des amateurs qui se plaignaient que les 24 aventures du petit reporter ne soient pas toutes éditées en anglais et il l’avait publié il y a deux ans, avec un bandeau d’avertissement scellant l’album». 30.000 exemplaires ont été vendus depuis.

Dall’articolo “Accuse di razzismo per “Tintin nel Congo”" (La Stampa, 8 agosto 2007):

Uno studente congolese residente in Belgio ha denunciato presso un tribunale di Bruxelles il celebre album a fumetti di Hergè, “Tintin au Congo”. Il ragazzo si è anche costituito parte civile contro “Moulinsart”, la casa editrice che possiede i diritti d’autore di tutta l’opera del fumettista belga.
Annunciata dal quotidiano fiammingo “De Morgen”, la notizia è stata confermata da Jos Colpin, un portavoce del tribunale di Bruxelles, riferendo che i giudici stanno ancora valutando se il ricorso è ricevibile.
“Tintin au Congo” è comparso per la prima volta il 5 giugno 1939, in piena epoca coloniale, quando il Congo, un Paese ottanta volte più grande dello stesso Belgio, era un vero e proprio eldorado per la piccola monarchia nordeuropea. Mbutu Monondo Bienvenu, cittadino della Repubblica democratica del Congo regolarmente iscritto all’”Universitè Libre de Bruxelles” ha querelato il fumetto in quanto “razzista” e “offensivo per tutti i congolesi”. Lo studente chiede inoltre che l’album sia immediatamente ritirato dal commercio e un indennizzo simbolico pari a un euro. Intanto, dalla casa editrice “Moulinsart”, fanno sapere che il fumetto va considerato “nel suo contesto”. Commentando la vicenda, anche il Centro belga per la parità dei diritti e la lotta contro il razzismo ha messo in guardia da atteggiamenti “iper-politicamente corretti”.
L’album di Hergè, all’anagrafe Georges Remi, aveva già fatto scalpore e suscitato polemche in passato in Gran Bretagna e Stati Uniti. Per una nuova edizione dell’album, pubblicata nel 1946, lo stesso Hergè, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, aveva tuttavia completamente ridisegnato l’avventura, modificando la forte ideologia colonialista contenuta nella prima edizione.
Nonostante le polemiche che ancora coinvolgono il personaggio – accusato di conservatorismo, anticomunismo e misoginia – Tintin rimane ancora uno dei fumetti più famosi d’Europa, con vendite totali che raggiungono i 200 milioni di esemplari. Remi, di cui nel maggio scorso è stato celebrato il centenario della nascita, venne assunto a Bruxelles come factotum nel quotidiano ultraconservatore cattolico “Le Vingtieme Siecle”, diretto dal sacerdote Norbert Wallez: questi gli affidò il supplemento dedicato ai bambini e un bel giorno nacque il giornalista dal ciuffo biondo e calzoni alla zuava, accompagnato da un piccolo fox terrier bianco. Tintin ebbe un immediato successo e, come buon giornalista, non viaggiava dove voleva ma dove lo mandava il direttore : Wallez ottenne così una prima avventura che denunciava le nefandezze del sistema sovietico (”Tintin nel Paese dei soviet”) e una seconda che tesseva appunto le lodi del colonialismo belga (”Tintin nel Congo”); entrambe verranno poi ridisegnate dopo la Seconda Guerra Mondiale, un periodo oscuro anche per Hergé che si rifugiò nel quotidiano “Le Soir”, nel corso del conflitto trasformato in un portavoce dell’occupazione nazista.
Ciò varrà ad Hergé l’accusa di collaborazionismo: ma il successo di Tintin era troppo grande e nel 1946 il personaggio verrà resuscitato fino ad arrivare a 24 avventure, l’ultima delle quali (”Tintin e l’Arte Alfa”) rimasta incompiuta per la morte dell’autore, stroncato da una leucemia nel 1983.

da  www.euro-holocaust.splinder.com

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