I danni della decolonizzazione e l’ipocrisia egualitaria

Una serie di notizie sulla situazione in Rhodesia risalenti allo scorso anno

 

Su certe persecuzioni dimenticate (o volutamente ignorate)

Mugabe ora fa pulizia etnica di bianchi

di Fausto Biloslavo, il Giornale (11/08/2007)
Ultimo avviso per le poche centinaia di proprietari terrieri bianchi che ancora resistono all’espropriazione delle loro terre, da parte del tirannico regime di Robert Mugabe. O se ne vanno subito abbandonando tutto, oppure finiranno in galera. L’ordine di sgombero concedeva tre mesi di tempo agli agricoltori bianchi dello Zimbabwe, l’ex Rhodesia, per andarsene. «I 90 giorni sono scaduti e chi non se ne va rischia l’arresto» ha sentenziato il giornale di stato Herald all’inizio della settimana. Il ministro per la Sicurezza, Didymus Mutas, ha reso noto minacciosamente: «Abbiamo una lista di agricoltori che resistono alla confisca. Ci muoveremo di conseguenza per regolarizzare la situazione». Il rappresentante del governo di Mugabe è anche responsabile per la fallimentare riforma agraria e la redistribuzione dei campi ai contadini neri. La vendetta post coloniale, che ha favorito il disastro economico dello Zimbabwe, è iniziata nel 2000 quando Mugabe istigò i veterani della guerra d’indipendenza a sequestrare la terra ai bianchi. In realtà, dietro al grande esproprio del «compagno Bob», come veniva chiamato il padre-padrone dello Zimbabwe ai tempi della guerriglia, c’erano le squadracce dello Zanu Pf, il partito al potere. Molti degli addetti agli espropri erano appena nati il giorno della «liberazione» dal governo bianco di Ian Smith. Negli ultimi sette anni almeno 3.500 coltivatori bianchi, dei 4.500 che vivevano e lavoravano in Zimbabwe, sono stati espropriati. Alcuni uccisi perché resistevano al sopruso, come David Stevens. Il suo sangue è stato bevuto, misto ad alcol, dagli assassini, poi processati.
Lo Zimbabwe era il granaio dell’Africa, ma la redistribuzione della terra ha provocato disastri. Oggi nel Paese manca il pane ed il frumento viene importato dai Paesi vicini. Le Nazioni Unite denunciano che 4 milioni di abitanti, circa un terzo della popolazione, ha bisogno di aiuti alimentari. L’inflazione ha raggiunto il valore record del 4.500 per cento e la disoccupazione è di massa. Il 59% della popolazione vive al di sotto della linea di povertà.
I proprietari terrieri bianchi che hanno resistito alle provocazioni di questi ultimi sette anni sono fra i 400 ed i 600. La Commercial farmers union, il sindacato che li rappresenta, era tornato a lanciare l’allarme all’inizio dell’anno denunciando un’ulteriore accelerazione della confisca delle terre, per finire il lavoro cominciato nel 2000. Negli ultimi mesi del 2006 erano stati espropriati 80 coltivatori e ben 150 avevano ricevuto l’ordine di confisca. I proprietari devono abbandonare le loro terre con tutte le attrezzature agricole, ma il loro sindacato li invita a resistere «passivamente» per venire portati davanti ad un giudice e poter almeno denunciare la confisca in un’aula di tribunale. Mugabe ha fatto addirittura emendare la Costituzione per evitare che gli agricoltori espropriati possano denunciare lo stato chiedendo congrui indennizzi.
Il famigerato ministro Mutasa aveva dichiarato sprezzantemente pochi mesi fa: «Alla fine di tutto non mi aspetto di vedere ancora coltivatori bianchi, ma soltanto coltivatori neri di successo. Ma ovviamente, come in tutte le cose della vita, ci sono i fortunati. Soltanto i fortunati fra i “farmisti” in uscita potranno restare». Uno degli ultimi casi di esproprio forzato è avvenuto il 20 luglio, quando Margaret Joubert, con l’anziana madre di 83 anni, sono state portate via dalla loro fattoria da una cinquantina di poliziotti armati fino ai denti. La coraggiosa proprietaria terriera era l’ultima bianca del Matabeleland settentrionale. L’aspetto più assurdo è che diversi agricoltori di grande esperienza, cacciati a pedate dallo Zimbabwe, sono stati accolti in altri Paesi africani, come la Nigeria, che ha offerto loro vasti terreni inutilizzati per aumentare la propria produzione agricola.
Anche gli italiani che vivevano nello Zimbabwe hanno subito abusi, non solo gli agricoltori di origine inglese. Nel 2002 erano 29 le attività di proprietà di cittadini italiani «occupate» dai cosiddetti veterani della guerra di liberazione. Mugabe, al potere dall’indipendenza del 1980, ha sempre spiegato che le confische «servono a correggere le ingiustizie commesse sotto il colonialismo britannico e rafforzare economicamente la maggioranza» nera del Paese.

Fausto Biloslavo (il Giornale, 11/08/2007)

Si raccomanda la visione dei seguenti siti, tutti in lingua inglese, dedicati al lento e silenzioso genocidio dei discendenti europei in Sud Africa e nello Zimbabwe:

- www.africantears.netfirms.com/
- www.africancrisis.co.za/Home.php
- www.stopboergenocide.com/index2.htm

da www.fattideuropa.splinder.com
Per avere un quadro più ampio della situazione in cui versa lo stato africano ex Rhodesia (un tempo tra i più ricchi del continente africano grazie soprattutto alle produzioni agricole), aggiungo un rapporto FAO:

Zimbabwe: per un terzo della popolazione si prospetta penuria alimentare
Siccità e peggioramento della crisi economica le cause

Roma, 5 giugno 2007 – A causa del cattivo raccolto e del peggioramento della crisi economica oltre 4 milioni di persone in Zimbabwe avranno bisogno di aiuti alimentari all’inizio del prossimo anno, secondo una valutazione congiunta FAO/PAM pubblicata oggi.

Ma nelle province meridionali si stima che già a partire da settembre circa 2.1 milioni di persone dovranno fare i conti con grave carenza di cibo, conseguenza della crescente povertà sia nelle aree rurali che in quelle urbane. Il numero delle persone a rischio tuttavia, si prevede raggiungerà il punto massimo nei primi tre mesi del 2008, quando si teme potrebbe arrivare a coinvolgere oltre 4 milioni di persone – più di un terzo della popolazione dello Zimbabwe stimata intorno a 11.8 milioni.

Saranno necessari circa 352.000 tonnellate di cereali e 90.000 di altri generi alimentari per assicurare il fabbisogno minimo della popolazione a rischio, secondo il rapporto FAO/PAM di valutazione dei raccolti e delle disponibilità alimentari, basato su una missione congiunta delle due agenzie ONU, che ha avuto luogo dal 25 aprile al 18 maggio scorsi.

“La siccità ha certamente avuto la sua parte di responsabilità, ma non vi è dubbio che la mancanza di fertilizzanti, di combustibili, di trattori, ed il cattivo sistema irriguo del paese hanno avuto effetti molto pesanti sulla produzione “, ha detto Henri Josserand, responsabile del Sistema mondiale d’informazione e di allerta precoce della FAO.

“Inoltre i prezzi antieconomici stabiliti dal governo hanno scoraggiato molti contadini dal produrre surplus cerealicolo per il mercato”.

Tutto ciò ha portato ad un calo del 6 per cento della terra coltivata e ad una sostanziale diminuzione della resa media per ettaro. La missione ha stimato che il raccolto cerealicolo complessivo dell’aprile/maggio 2007 sia stato di soli 925.000 tonnellate, di cui 799.000 di mais e 126.000 di sorgo e miglio – un calo del 44 per cento rispetto alla stima ufficiale della produzione dello scorso anno.

Le province più colpite sono il Matabeleland meridionale e settentrionale ed i Midlands. Qui molte famiglie hanno perduto del tutto il raccolto e potrebbero non avere cibo già a partire da luglio. Anche nelle province di Manicaland e Masvingo la situazione è grave, si calcola che il raccolto sia stato la metà dell’anno scorso.

“La crisi alimentare che si profila all’orizzonte è il risultato di un altro cattivo raccolto, aggravato dal decadimento economico senza precedenti che attraversa il paese, dall’alto tasso di disoccupazione e dall’impatto dell’HIV/AIDS”, ha affermato Amir Abdulla, Direttore regionale del PAM per l’Africa australe.

“Un’inflazione alle stelle, al momento stimata al 3.700 per cento all’anno, ed il crollo della moneta locale, il dollaro dello Zimbabwe, hanno ridotto enormemente il potere d’acquisto della popolazione, limitando in modo considerevole l’accesso al cibo anche per le persone con reddito medio-basso, soprattutto nelle aree urbane”, ha fatto notare Kisan Gunjal, esperto FAO, a capo della missione congiunta.

Il rapporto calcola che saranno circa un milione le persone nelle aree urbane che nei prossimi mesi dovranno fare i conti con penuria alimentare e che avranno bisogno di aiuti alimentari, saranno tuttavia necessarie ulteriori valutazioni per poter fare stime più precise.

Anche tenendo in considerazione il raccolto di grano del prossimo ottobre e le scorte alimentari attuali, il rapporto stima che al momento la disponibilità di cereali sia di 1.29 milioni di tonnellate, di contro ad un fabbisogno nazionale di 2.34 milioni – oltre un milione di tonnellate dovrà dunque essere importato.

Il governo ha già concordato l’importazione di 400.000 tonnellate di mais dal Malawi e si prevede che importerà altre 239.000 tonnellate di grano e riso, nonostante la scarsità di riserve valutarie. Si stima inoltre che 61.000 tonnellate di mais potrebbero arrivare da scambi informali e rimesse in natura, provenienti specialmente dal Sudafrica – lasciando complessivamente uno scarto di 352.000 tonnellate di cereali da essere sopperito dagli aiuti alimentari.

Insieme all’appello per aiuti alimentare, il rapporto fa delle raccomandazioni affinché l’anno prossimo possa migliorare il raccolto e la generale situazione alimentare del paese. Sarà necessario che i contadini ricevano prima della prossima stagione della semina, sementi di buona qualità e fertilizzanti. Il rapporto esorta inoltre il governo e la comunità internazionale a lavorare insieme per incrementare la sicurezza alimentare mediante investimenti nelle infrastrutture e nella meccanizzazione agricola e nel miglioramento dei sistemi di irrigazione.

Infine il rapporto appoggia l’obiettivo da poco enunciato del governo di andare verso un’economia di mercato. Le misure specifiche potrebbe includere la revisione dei controlli sul prezzo alla produzione, la possibilità di vendere cereali da contadino a contadino, l’eliminazione del divieto d’importazione per il settore privato e l’abolizione delle restrizioni sul commercio oltre frontiera.

www.fao.org/newsroom/it/news/2007/1000586/index.html

(ANSA) – NAIROBI, 1 AGO – La banca centrale dello Zimbabwe ha emesso ieri una nuova banconota ‘record’ del valore di 200.000 dollari locali. L’iniziativa per tentare di arginare l’inflazione. Con questi 200.000 dollari si potra’ acquistare – ammesso che lo si trovi sul mercato – un chilo di zucchero. Il suo valore ufficiale e’ di 13 dollari statunitensi. L’inflazione ufficiale e’ calcolata intorno al 5mila per cento, ma secondo stime del Fmi potrebbe presto raggiungere il 100mila per cento.

01 Ago 14:24
Per una bibliografia di notizie sullo Zimbawe ed il suo presidente: www.wikio.it/esteri/africa/zimbabwe/robert_mugabe

Una Risposta

  1. [...] che ebbe pero’ breve durata e fu presto riannesso alla giovane e corrottissima repubblica Nigeriana. Oggi Aba ha cira un milione di abitanti ed e’ circondata da pozzi di petrolio e di gas che [...]

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