Unione per il Mediterraneo: annotazioni
Come sapete, domenica 13 luglio è nata l’Unione per il Mediterraneo (UPM), variazione moderata dell’iniziale progetto di Nicolas Sarkozy (che avrebbe dovuto chiamarsi Unione Mediterranea). Partiamo subito dai due punti che maggiormente ci hanno colpito:
L’UPM è nata in tempi brevissimi, praticamente nel giro di un solo anno (considerando come punto d’inizio simbolico il discorso di Sarkozy subito dopo la sua vittoria [articolo del 13 maggio 2007]). In un anno è difficile anche aprire e avviare una semplice attività imprenditoriale, eppure tale unione è nata, mettendo assieme realtà nazionali molto eterogenee.
All’appuntamento di ieri, hanno combaciato anche lo stabilirsi di rapporti apparentemente più sereni tra israeliani e autorità palestinese, così come prospettive migliori tra libanesi e siriani. Il premier israeliano Olmert ha affermato, perentoriamente, che la pace tra israeliani e palestinesi non è mai stata così vicina (troppa grazia!).
Ci incuriosisce questa celerità, soprattutto in riferimento a realtà e storie complessi e drammatiche. Un miracolo? Difficile. Si potrebbe pensare ad un lavorìo diplomatico molto intenso, finalizzato al raggiungimento di determinati obiettivi in tempi stretti e precisi. Ma anche questo è difficile considerarlo una risposta adeguata. Diversamente, si può però anche diffidare e immaginare che chi si è presentato all’appuntamento di ieri non l’abbia fatto “dopo una corsa”, ma in seguito ad un cammino lungo, preciso e non sempre alla luce del sole.
Tutti abbiamo presente l’idea di Eurabia, ossia il fantasma di una unione tra mondo europeo e mondo arabo, voluta dalle élites di queste diverse aree, con scopi di potere globale. Ma l’idea “eurabica” ha sempre avuto un difetto fondamentale, ossia insistere troppo in preoccupazioni ebraico-israelo-palestinesi, paventando una Europa islamizzata e nemica delle libertà europee, così come della sopravvivenza israeliana [articolo del 18 ottobre 2006].
Forse l’idea “eurabica” va rivista in altra senso, non necessariamente meno inquietante. L’UPM è formato dai 27 Paesi dell’Unione Europea, più la gran parte delle nazioni non europee affacciate sul Mediterraneo (ad esclusione della Libia), con in aggiunta la Giordania e la Mauritania. Non è difficile capire queste due aggiunte: inserendo la prima, notiamo che Israele, adesso, è circondata da nazioni appartenenti tutte all’UPM. La Mauritania, invece, oltre ad essere posta poco sotto le isole Canarie (può quindi essere utile per frenare gli sbarchi nelle isole spagnole), è anche una delle poche nazioni arabe ad aver riconosciuto Israele.
La precedente idea di Unione Mediterranea nasceva come consesso internazionale dei soli Stati del Mediterraneo, ma le proteste e le inquietudini (legittime) della Germania hanno modificato il progetto [articolo del 17 febbraio 2008], mettendo in gioco tutta l’UE. Se il pericolo di una frattura in Europa sembra allontanato (ma Limes, un mese fa, lo ripresentava: vedere più avanti), rimane la sensazione straniante per quella celerità nei rapporti di pace. Perchè? Perchè è come se tutto fosse già deciso, il che significherebbe che le élites europee, israeliane ed arabo-mediterranee sono estremamente in sintonia (anche più di certe apparenze: si veda, addirittura, il quasi contemporaneo scambio di prigionieri tra Israele ed Hezbollah). Il che significa, in sostanza, che l’Eurabia è proprio questa (ed è grottesco sentire ambasciatori israeliani preoccuparsi dell’immigrazione araba in Europa, come capitato settimane fa).
L’UPM, che nasce come copia “geografica” dell’Impero di Roma, potrebbe essere, ad un tempo, il paventato progetto di distruzione identitaria dell’Europa, ma anche delle stesse nazioni arabe (Gheddafi potrebbe aver visto giusto, stavolta).
Certo, l’UPM nasce anche con l’idea di arricchire vicendevolmente le nazioni facentine parte, così come di impedire flussi migratori eccessivi ed irregolari, ma siccome conosciamo quello che sta avvenendo in Europa oggi, chi garantisce che tale Unione non andrà a discapito di libertà già in via di erosione (anche a causa delle minoranze ebraica -l’isteria anti-revisionistica- e maomettana -l’isteria sull’islamofobia-)? Chi garantisce ai popoli europei, soprattutto in future fasi di risveglio identitario, che tali istanze non verrano solo represse, dato anche che l’Unione nasce nel silenzio più totale per i casi di odio anti-cristiano in certe nazioni, magari considerate amiche [ad esempio, articolo del 31 marzo 2008], o per la campagna liberticida contro Geert Wilders [articolo del 23 giugno 2008]?
Chi lo garantisce, se vengono spazzati via i confini e, con essi, anche le libertà che territori differenti per culture e tradizioni possono garantire?
Dall’articolo “Mal Mediterraneo” (Cecilia Tosi, Limes, 3 giugno 2008):
[...]
Per ora, solo una cosa è certa: il malcontento degli Stati dell’Europa orientale. Se negli ultimi dieci anni la Ue ha guardato quasi esclusivamente a est, oggi si riaffaccia sul suo sud, in una difficile manovra di assestamento. I nuovi membri che vengono dal Patto di Varsavia fanno fatica a digerirlo e hanno già chiesto a Bruxelles di controbilanciare l’iniziativa con l’apertura del processo di adesione dell’Ucraina. Un tentativo di stirare allo spasmo un vestito già bucato, più o meno dalle parti di Belgrado.
Dall’articolo “Frontiera Sud” (Arrigo Levi, La Stampa, 13 luglio 2008):
Il progetto di Nicolas Sarkozy di una «Unione per il Mediterraneo» non ha avuto finora, e non soltanto in Italia, una buona stampa. Perfino in Francia i commenti più autorevoli parlano di «un progetto che unisce ambizioni e incertezze». Ma anche i più scettici, che hanno a lungo giudicato [a lungo? Solo un anno..., ndr] che si trattasse soltanto di «una trovata alla Sarkozy», che sarebbe forse abortita prima di nascere, debbono prendere atto che oggi, 13 luglio, vigilia del «Quatorze Juillet» [un caso? ndr], si riuniranno a Parigi i capi di Stato o di governo di 43 Paesi (salvo imprevisti, i Paesi rappresentati dovrebbero essere in tutto 47), per discutere di questa «trovata».
Anzi, per mettere in moto, concretamente, un «programma di progetti» («centinaia di progetti concreti», dicono gli ideatori francesi), che dovrebbe coinvolgerli in iniziative comuni nel campo dell’economia, delle tecnologie, dell’alimentazione, delle infrastrutture, della sicurezza, dell’antiterrorismo, della cultura, dei problemi delle migrazioni. L’obiettivo ultimo è di ripetere il miracolo dell’unificazione europea [miracolo!? ndr], creando un po’ alla volta una grande «area di pace e cooperazione» in una regione che fu già la culla della civiltà occidentale, ma anche il teatro di innumerevoli conflitti, fino ai giorni nostri.
Della sua idea di una «Unione del Mediterraneo» Sarkozy parlò per la prima volta nell’ottobre 2006, in piena campagna elettorale. Diventato Presidente, rilanciò questa «idea» nel marzo 2007 [maggio 2007, ndr], durante una visita in Marocco. Escludeva allora dall’iniziativa i Paesi europei non affacciati al Mediterraneo. Dopo una brusca frenata, per validi motivi, dei tedeschi, degli spagnoli e di altri, il progetto si è aperto a tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea e a tutti i Paesi rivieraschi, dalla Turchia al Marocco, e si è esplicitamente ricollegato al «Processo di Barcellona», creato nel 1995. Il titolo ufficiale dell’iniziativa è oggi: «Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo».
La proposta francese è tanto ambiziosa quando indefinita. Ma ha ragione l’Economist quando dice che dietro il «Club Med» di Sarkozy si trova il germe di un’idea brillante, e forse «l’inizio di qualcosa di esaltante» [già l'interessamento dell'Economist dovrebbe preoccupare, ndr]. La differenza, rispetto al «Processo di Barcellona», è che in questo rilancio di una iniziativa di cooperazione e pace nel Mediterraneo si impegna uno dei Grandi dell’Europa, la Francia, e si gioca la reputazione un capo di Stato ambizioso come Nicolas Sarkozy.
Si può rimanere ugualmente incerti sulle probabilità di successo. Si può giudicare troppo enfatico il linguaggio di uno degli ispiratori del progetto, Henri Guaino, quando parla di voler realizzare quello che fu «il sogno di Augusto e di Alessandro Magno». Sembra anzi che i primi a essere un po’ imbarazzati da questo linguaggio siano stati i «grands commis» del ministero degli Esteri francese quando hanno dovuto mettersi duramente al lavoro per fare accettare a tanti governi divisi da rivalità e conflitti di presentarsi tutti a Parigi il 13 luglio. Per fortuna, quella francese è ancora una grande diplomazia. E sarebbe da sciocchi non compiacersi del successo iniziale della Francia, che ha avuto ieri una prima e concreta manifestazione, superiore alle attese, con le importanti aperture della Siria nei confronti di Libano e Israele. Anche se il testo della Dichiarazione che tutti firmeranno rimarrà incerto, in alcuni delicati passaggi, fino all’ultimo. E anche se non sappiamo ancora da dove verranno i cospicui fondi necessari per la realizzazione dei «progetti», e quali nuove strutture si dovranno creare per far sì che i sogni si realizzino. Per ora si parla di un «segretariato permanente» e di due Presidenti. Stasera ne sapremo di più.
Ma pensiamo un momento ai problemi che hanno impegnato negli ultimi anni tutta l’attenzione dei Paesi dell’Unione Europea: la realizzazione, ancora incompiuta, di nuove istituzioni della stessa Unione; l’assorbimento nell’Unione dei nuovi Paesi membri dell’Europa dell’Est. Niente da obiettare, ovviamente. Queste erano e rimangono priorità assolute. Abbiamo stravolto e democratizzato tutto il quadro politico europeo. Abbiamo visto arretrare le frontiere della grande Russia, che si chiamava Unione Sovietica, di centinaia di chilometri, e mentre l’impero sovietico andava a pezzi per conto suo, abbiamo in realtà assicurato alla Federazione Russa (anche se Mosca non sembra averlo ben capito) frontiere di pace, come non le ha mai avute prima. Abbiamo fatto dei miracoli.
Ma l’iniziativa di Sarkozy ci richiama a una realtà che rischiavamo di dimenticare: il Mediterraneo è la nostra frontiera meridionale. I Paesi dell’altra riva sono nostri confinanti [ma non sono Europa, ndr]. I loro problemi economici e politici sono anche nostri [opinabile, ndr]. La nostra pace e sicurezza dipenderà dallo sviluppo di relazioni di pace dove ci sono ancora conflitti; dal progresso economico della Riva Sud; dalla nascita e dal consolidamento di regimi democratici là dove vigono ancora autocrazie e totalitarismi, e dal superamento di quella che ci auguriamo sarà soltanto una fase transitoria – la fase del fondamentalismo estremista e terrorista – nella secolare storia dell’islamismo [chiaro il sottotesto di questi due ultimi paragrafi? ndr].
Scherziamo pure sul sogno di Sarkozy di «rifare l’Impero Romano». Ma se questo sogno promuoverà iniziative capaci di creare le condizioni per il superamento delle minacce alla nostra pace e sicurezza che vengono dal Sud, saremo tutti più sicuri, in un mondo più giusto. Auguriamoci dunque che il progetto di «Sarko» vada avanti. E noi italiani, in particolare, smettiamola di tormentarci con le nostre fastidiose beghe interne per impegnarci a fondo in questa iniziativa: proprio perché siamo forse più consapevoli di altri dell’immensa complessità dei problemi del Mediterraneo. Ricordate il conflitto israelo-palestinese? [sì! Un conflitto asiatico..., ndr]
Dall’articolo “Gheddafi boccia l’Unione per il Mediterraneo” (Aduc.it, 9 luglio 2008):
L’Unione per il Mediterraneo, che vedra’ la luce domenica prossima a Parigi, e’ un progetto ‘malefico sia per l’Europa che per i Paesi dell’Africa del Nord’. A quattro giorni dall’avvio ufficiale dell’iniziativa, il leader libico Muhammar Gheddafi, nel corso di una conferenza stampa a Tripoli, ha nuovamente sparato a zero contro il nuovo organismo proposto dal presidente francese Nicolas Sarkozy per rilanciare il Processo di Barcellona, in quanto, secondo lo stesso Gheddafi, mina l’unita’ araba e africana ed e’ caratterizzata da una visione ‘coloniale’.
Per il leader libico bisognerebbe ‘vietare a Paesi africani di unirsi al progetto di Parigi’ poiche’, ha affermato, delibere dell’Unione africana proibiscono ai Paesi membri di aderire ad altre entita’ internazionali.
Inoltre il progetto, secondo Gheddafi, minaccia di aggravare problemi come l’immigrazione clandestina e il terrorismo. ‘I jihadisti lo vedrebbero come una provocazione’, ha detto.
‘Si’ alle attivita’ di partenariato tra i Paesi delle due sponde, si’ allo scambio di servizi – ha aggiunto Gheddafi -, ma questa Unione e’ un’idea inammissibile’.
http://euro-holocaust.splinder.com/post/17800620#more-17800620
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