Coraggio fisico ne aveva, e anche molto, e non mancava di fascino attrattivo. Ma, facile possedere carisma quando si è, in fondo, dei tribuni della plebe, quando si agitano i buoni sentimenti, quando si fruga nel coacervo caldo delle emozioni, quando si è dei nocivi paladini dell’uguaglianza. Che posto hanno gli Dei, nell’epopea stracciona dell’Ernesto Guevara, detto Che? Gli Dei che, soli, possono onorare della qualifica di eroe il loro cacciatore in terra? Gli Dei che, soli, definiscono il rango di modello tra gli uomini?
Dalle gesta arrabbiate del Che trabocca pathos, teneritudine, non promana la dura, secca essenzialità del guerriero, indifferente al velo di maya dei piccoli dolori individuali. Dalle sue crociate in Iberoamerica che profitto poteva trarre l’Europa, madre un tempo di Attilio Regolo, e di Leonida, e di Vercingetorige, a parte un sussulto di orgoglio antiamericanista?
Una sarebbe stata la funzione possibile dei ribellismi guevaristi, negli anni in cui l’Europa dubitò di sé, i Sessanta-Settanta: importare il caos, oscurare nel nichilismo la decadenza, per propiziare un nuovo inizio (ma un nuovo inizio che sarebbe stato nel segno opposto: luminoso, affermativo, decisamente antinichilistico). Per questi auspici, Freda citò la guerra per bande di Che Guevara, nel 1971, nel suo scritto di presentazione dell’evoliana “Dottrina aria di lotta e vittoria”. Tattica del caos, per la strategia dell’Ordine (platonico).
9 ottobre 2007
Postato in: Anna K. Valerio, società | Messo il tag: 68, Anna K. Valerio, Che guevara, Ordine