INEDITI. Arriva in Italia ” La forbice ” (Guanda) , ultimo libro del grande scrittore che sta per compiere 101 anni. In 300 aforismi, la frattura fra storia e universo dei sogni
JUNGER La tecnica non uccidera’ gli dei
” Il Nuovo Mondo prometeico non va oltre cio’ che e’ caduco: non puo’ offrire quel che garantivano le divinita’ ” . ” La velocita’ della luce e’ la massima che la fisica sia riuscita a misurare. Ma non eguaglia quella del pensiero: lo spirito non ha bisogno d’ anni luce per raggiungere Sirio “
Arriva in Italia “La forbice”, ultimo libro del grande scrittore che sta per compiere 101 anni. In 300 aforismi, la frattura fra storia e universo dei sogni TITOLO: La tecnica non uccidera’ gli de’ i “Il Nuovo Mondo prometeico non va oltre cio’ che e’ caduco: non puo’ offrire quel che garantivano le divinita’ “. “La velocita’ della luce e’ la massima che la fisica sia riuscita a misurare. Ma non eguaglia quella del pensiero: lo spirito non ha bisogno d’ anni luce per raggiungere Sirio
Il 29 marzo Ernst Junger compira’ 101 anni. Anticipiamo alcuni aforismi dal suo ultimo libro: “La forbice”, stampato in Germania nel 1990, che uscira’ a giorni da Guanda. Attribuire le grandi imprese della fisica alla meccanica o all’ economia sarebbe sottovalutarle. Si tratta qui di qualcosa di piu’ che di semplici fatti. E questo vale soprattutto per il carattere prometeico del Nuovo Mondo e delle sue conquiste, che superano lo spazio e il tempo. Si deve d’ altra parte riconoscere che le sue istituzioni, anche laddove sono apportatrici di benessere, non recano alcuna soddisfazione, ma sono un crescente motivo di inquietudine. Non sono in grado di offrirci cio’ che ci garantivano gli dei. Non si spingono al di la’ di cio’ che e’ caduco, e neppure mirano a superarlo. In questa prospettiva anche i suoi miracoli non sono altro che simboli . certo significativi in sommo grado se riconosciuti in quanto tali. La rapina commessa nei confronti dell’ universo si trasforma in un dono, in un prestito. Nuove preghiere, nuovi misteri. La velocita’ della luce e’ la massima che la fisica sia riuscita a misurare. Ma non raggiunge quella del pensiero. Lo spirito non ha bisogno di illusioni per trasferirsi su Sirio”.(…) Nel paragone tra la cinematografia ed il circo romano occorre prestare attenzione all’ estensione che ha acquisito il concetto di “spettacolo”. Guardare la televisione” non significa piu’ semplicemente assistere a classiche rappresentazioni. Vanno incluse anche le notizie con i relativi commenti, pubblicita’ , viaggi in terre lontane, spedizioni sulla luna o nei fondali marini, un panorama sulle arti e sulle scienze, in breve: un intero cosmo. Si puo’ scegliere il programma a seconda delle preferenze, puo’ poi risultare gradito a seconda dei casi, fino alla “parola della domenica” e all’ elogio, non si tratta comunque di un semplice strumento di intrattenimento. Stupiscono i passi sempre piu’ brevi compiuti dallo sviluppo: dalla camera oscura, la fotografia, i film con colori e sonoro, fino alla televisione. Ci si aspetta di passare presto alla terza dimensione. Allora si destera’ l’ inquietudine. La tecnica e’ in grado di prolungare di molto il tempo che si impiega per morire: si ricorre all’ arte medica, che oramai si fa beffe del giuramento di Ippocrate. D’ altra parte aumenta il numero degli incidenti mortali, cresce la minaccia di piccole e di grandi catastrofi. Oggi tutti viaggiano, anche solo per affari o per divertimento, a velocita’ mortale. Bloy seppe riconoscere, dietro la follia dei record, una situazione tale da costringere a fuggire il piu’ presto possibile in un altro continente. Incombe la spada di Surtur; i raggi possono abbattere un muro. Quando affondo’ il Titanic, era ancora possibile dare l’ assoluzione. Ad Hiroshima non si poteva piu’ . Nelle camere di tortura non se ne poteva parlare. Eppure sarebbe stato possibile che qualcuno venisse invocato a levare la propria voce: per innalzare dal fuoco una verita’ come quella del gran maestro Jacques de Molay nel 1313 a Parigi. L’ esplosione originaria potrebbe essere la visione di una fine, piuttosto che quella di un inizio. Intanto “Big bang” e’ divenuto un sinonimo per indicare il crollo che la borsa subi’ nel 1986. Per chi, come me, non dispone che di una conoscenza superficiale persino della fisica classica, la parola fa l’ effetto di un colpo di timpano che suona tanto piu’ minaccioso, dal momento che mancano tanto il direttore quanto l’ orchestra. Timidamente poi cominciano a presentarsi i dubbi. Il timpano, ad esempio, presuppone che vi sia uno strumento, cosi’ come il suono che esso produce presuppone un orecchio che possa percepirlo e che, probabilmente, ne sia spaventato. Non sono che prospettive New Yorkesi su un mondo privo di vita che non e’ mai esistito, sul quale non ci furono ne’ uomini, ne’ numeri. Se esso doveva essere privo di estensione, gli si potevano attribuire al massimo lo zero o l’ uno, il due avrebbe gia’ rappresentato l’ avvento di una scissione. Di cio’ abbiamo conferma attraverso l’ osservazione della materia vivente e, ancor meglio, di quella inanimata. A prescindere da cio’ , l’ esplosione deve essere stata preceduta dalla creazione di un’ atmosfera. La rappresentazione di un’ esplosione originaria e’ grossolanamente meccanica. L’ espressione prende vita dal mistero dell’ attributo che le si riferisce: originario. La scienza misura archi di tempo sempre piu’ ampi. Rispetto all’ atemporale, ogni furia calcolatoria pare illusoria. Cio’ che nella corsa crescente sembra essere senza fine diviene, in proporzione, piu’ breve quando il tempo precipita, e diviene sempre maggiore la misura di quanto un secondo puo’ contenere. Quando un uomo che sta annegando vede l’ immagine della propria madre, il che si verifica sempre, questo istante puo’ durare piu’ a lungo del tempo che egli impiegherebbe a ripercorrere tutta la sequela degli avi e questo, a sua volta, piu’ del ritorno alla materia “inanimata”. Per questa strada non ha alcun valore la concezione geniale delle leggi della biogenetica di Haeckel; essa puo’ passare anche attraverso le scorie e qualsiasi chimismo. Si puo’ inoltre immaginare che dopo il tempo della vita vi sia ancora un determinato tratto da percorrere; quello dell’ embrione assomiglia al salto fulmineo di un pesciolino al di sopra dello specchio del mare: esso abbandona il suo stato segreto solo per un attimo. Lo sperpero di semi e di frutti che fa la natura lascia sospettare che proprio qui essa serbi la sua stanza del tesoro. La “morte clinica” segna una fine, quella cui pensano i medici. Non sembra che su questo essi siano tutti d’ accordo. Se un organo deve essere impiegato, esso deve essere “in grado di esercitare le proprie funzioni”, dunque non del tutto morto. D’ altra parte, il donatore non deve piu’ essere in vita. Quest’ organo, se congelato, puo’ conservare molto a lungo la sua potenza: gia’ nel culto egizio delle mummie si possono ricordare aspettative di questo tipo. Ippocrate defini’ la morte come “l’ istante puntuale in cui l’ anima abbandona la dimora del corpo”. Da cio’ molto ancora potrebbe avere inizio. E’ inquietante quanto ancora possa accadere, negli istanti che immediatamente precedono e immediatamente seguono quel punto.
TITOLO: L’ ANNO SCORSO A WILFLINGEN “CONTRO IL MURO DEL TEMPO”
Un anno fa a Wilflingen, nell’ Alta Svevia, le pantofole di feltro di Ernst Junger calpestavano i vialetti brulli del giardino cosi’ rapidamente, che le cineprese stentavano a seguirlo. Il maggiore autore tedesco vivente stava per compiere cento anni, ma, prima di uscire, non aveva voluto nemmeno una sciarpa per ripararsi dal gelo. Un’ inattesa pieta’ affiorava a tratti dalle profondita’ dello sguardo, azzurro come la cravatta e la giacca di tweed, mentre discorreva con i visitatori. Il centenario non temeva il freddo. La sua giornata, spiega, inizia alle nove del mattino con un bagno nell’ acqua ghiacciata. Dopo la colazione apre la posta, che viene poi riposta nei grandi classificatori di legno, in cui sostano tante lettere di celebrita’ tedesche e straniere. Evita d’ appesantirsi a pranzo, per sfuggire alla sonnolenza che mina la sua produttivita’ . Legge fino a mezzanotte, ma un libro affascinante puo’ ancora fargli fare l’ alba. Cinque anni prima aveva composto La forbice, che lascia il lettore, spiega Quirino Principe nella bella postfazione al volume in uscita da Guanda, “affascinato e turbato dalla sequenza di cristalli lampeggianti di luce nitida e severa, piu’ adamantina e meno trasparente che in passato”. Le forbici di Atropo, l’ inesorabile Parca, tagliano il tempo in due parti. Nella prima, regno della storia, c’ e’ tutto quel che e’ destinato a morire, soccombendo alle lame della forbice, mentre nella seconda rimane, sospeso fuori dal tempo, sfuggendo all’ affilata crudelta’ della morte, l’ universo del sogno, dell’ estasi e della visione. Questo e’ il telaio su cui gli aforismi di La forbice ricamano una mediazione su un mondo, quello attuale, sempre piu’ dominato dalla tecnica. Nel libro il linguaggio dello scrittore si vena di sfumature mitiche nel descrivere il secolo a venire come una specie d’ arduo interregno, sovrastato da Prometeo. Nietzsche ha intuito certe caratteristiche della nostra epoca, come la volonta’ di potenza, il livellamento, le minacce di conflitti mondiali sullo sfondo della morte di Dio. Nella Forbice pero’ lo sguardo piu’ acuto e’ quello di Holderlin, che nei versi di Pane e vino predice quel torbido intervallo di tempo, dominato dai Titani della tecnica, che impoverisce l’ orizzonte intellettuale. Del resto e’ proprio la tecnica a estendere il suo dominio sull’ intero pianeta, seguendo la volonta’ quasi cieca dei moderni titani, i Golia della nuova era. La luce che si sprigiona dalla lampada d’ Aladino e’ quella inquietante dell’ uranio. “La massa d’ energia”, profetizzava quel giorno, “crescera’ in modo che presto si arrivera’ alla scissione nucleare e ai cambiamenti genetici delle persone e delle razze. Mi chiedo se l’ uomo sapra’ controllare tutto questo. Ci deve essere un nuovo tipo umano, in grado di controllare quest’ immenso flusso d’ energia. Gia’ si delineano le difficolta’ : l’ accumulo d’ immondizie prodotto, l’ elettrificazione dell’ atmosfera e cosi’ via, non sappiamo ancora dove ci porteranno”. Secondo Junger non si prendono abbastanza sul serio i poeti e i filosofi. Eppure, insiste, la filosofia sara’ indispensabile se gli individui rifiuteranno di lasciarsi annientare dall’ incombente schedatura elettronica. Junger non e’ contrario ai mass media, come attesta, in un angolo del giardino, l’ antenna parabolica. I trionfi della tecnica finiscono per approssimarla paradossalmente con la magia. “Credo che la televisione sia molto importante. Le attribuisco un significato magico. Grazie alla televisione possiamo far rivivere le persone scomparse tanto tempo fa. Per il futuro aspetto la tridimensionalita’ , che rafforzera’ in modo significativo il carattere magico della televisione”. Dalla riunificazione di Berlino il discorso si era spostato su un altro tema jungeriano, lo stato mondiale. “Trovo insignificanti i conflitti etnici, che lo stato mondiale risolve con la forza, senza aver piu’ bisogno della bomba atomica… In fondo, esiste gia’ uno stato mondiale, quello tecnico. La tecnica e’ la lingua degli operai, e sara’ piu’ forte delle differenze razziali”. In queste pagine lo scrittore pone l’ accento sulla transitorieta’ del XXI secolo, che sembra trionfare su divinita’ sempre piu’ indebolite, destinate pero’ a riemergere con nuovi volti, “perche’ gli dei ritornano sempre. Il fatto che siano inventati non prova nulla contro la loro credibilita’ “. Solo in seguito sara’ possibile ristabilire la spiritualita’ . Nel XXII secolo parole come Dio, sacro e trascendenza torneranno ad avere un significato, come tutto cio’ che varca il muro del tempo. D’ altronde “gli dei risiedono nell’ eternita’ , mentre i titani abitano nel tempo”. Tuttavia Junger non e’ direttamente pessimista. Sa che il materialismo nasconde in se’ un nocciolo di mirabile profondita’ , ignoto perfino ai suoi profeti. Certo, e’ difficile prevedere se l’ uomo riuscira’ davvero a mantenere il controllo delle forze della natura messe a sua disposizione dalle nuove scoperte. Per dominare un simile ribollire d’ energia sara’ necessario un nuovo tipo umano, non il superuomo nietzschiano, ma un diverso tipo d’ individuo. Mostrando un grande disegno appeso alla parete dello studio, in cui i re magi, dall’ alto di un monte, indicano col dito una cometa, Junger diceva: “Predicono la fine del mondo”, “Le somigliano?”, “Chissa’ !”.
Junger Ernst, Scaraffia Giuseppe
6 marzo 1996 – Corriere della Sera
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