(P)Ossessione

 

Non passa giorno senza che, sui giornali o in televisione, in edicola o in libreria, o in qualche sudaticcia e assonnata aula magna scolastica, si parli dei fascismi. “Ricordare per non ripetere” è lo slogan dietro cui si dissimula una ben più prosaica verità, scoperta sul fatto, al solito, da Nietzsche: “chi perseguita seguita”. Chi non riesce a distogliere l’attenzione da ciò che chiama “il male assoluto” ne è evidentemente attratto, ammaliato controvoglia, catturato (come quei balordi, ridicoli esperti di serial-killer, che ne condividono le vocazioni oscene ma non il coraggio). Non si spiega, altrimenti, la costanza della cura – in questo mondo, poi, in cui solo l’impermanenza pare avere cittadinanza. Ogni giorno si contano i morti dell’ultima guerra mondiale, naturalmente al rialzo. Ogni giorno si sperano nuove scoperte intorno ai flirt hitleriani. Ogni giorno si mormora, disperata preghiera: lui, il Signore dell’Europa mitica e, per qualche stagione, di quella storica, non era che un pazzo, un malato. Ogni giorno si sottraggono al giorno alcuni minuti, per piangere la crudeltà terribile della storia prossima.

Ma cos’è che tanto piace, che tanto attrae, che tanto soggioga e avvince, dei fascismi? Non certo il male presunto, di cui questo tempo meschino e mortifero e malato (di mente, di cuore, di impotenza) detiene l’indubbio monopolio. Non certo l’orrido: per cui basta e avanza lo spettacolo di una qualunque fumigante macelleria del sabato sera. Non il perverso e l’oscuro: ai pronipoti di quei cadaveri in anticipo sull’ora che scelsero di professare la propria fede sotto terra, strisciando nelle catacombe, impallidendo tra vermi e larve di vermi, non occorrono certo i fascismi per conoscere la privazione della luce. Cos’è che piace, allora, che cosa desiderano dai fascismi e nei fascismi?

Potenza e libertà – con l’aggravante della vocazione alla bellezza. Coraggio e schiettezza, che sono consanguinei. Purezza e ordine, che sono sinonimi. Scandalose endiadi che sintetizzano le migliori virtù etiche ed estetiche. E poi la passione, l’entusiasmo del trionfo, del monumentale, del grande. Troppo, veramente troppo, per quei cadaveri in anticipo sull’ora che si comunicano la propria anima sventurata attraverso le gazzette o via satellite. Ma troppo anche – ahiloro! – per non struggersi di desiderio.

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5 marzo 2009

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