Siamo tutti uguali, vero? Neanche da chiedere: è cosa nota. Chi potrebbe mai sospettare che non sia così? Sta scritto ovunque, lo dice chiunque, nessuno osa metterlo in dubbio. E allora questo sistema democratico lo provi a sé stesso, ce lo provi definitivamente, che siamo perfettamente uguali, se vuole che gli crediamo anche noi, i suoi ultimi critici. Ci sottragga ogni argomento contrario. Come? Facile. Facilissimo. Vari una legge che impone lo scambio dei figli alla nascita. Non sarà poi così grave – come dice Piccolo Riccio – se invece del frutto legittimo del tuo ventre, del neonato che ha le stesse tue sopracciglia, ti porti a casa dall’ospedale quello della vicina di letto… Tanto l’aspetto fisico non conta ed è poi l’educazione che li forma, i bambini – così dicono… Sarà la vicinanza con te a dargli l’impronta, non il patrimonio genetico, che non è il caso nemmeno di rievocare, tanto sa, infatti, di razzismo biologico e di larvato nazismo… Coraggio, siamo coerenti per davvero, fratelli! Dimostriamoci finalmente liberi dalla caligine della superbia: scambiamoci i figli nelle culle! Portiamolo fino in fondo alla caverna della storia il beato lume de la Révolution!
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Le verità terribili
Vanno invocate come un farmaco, in ogni tempo, in ogni luogo, le verità terribili. Soprattutto quando si esce da una riunione, da una conferenza, da una presentazione libraria, dalle sale di un cinema – dove la contiguità dei molti costringe a banalizzazioni, infingimenti e ottusità tali da non potersi più sopportare. Che qualcuno le dica, le dica sempre, come hanno fatto Nietzsche, George, Michelstaedter, i cattivi ragazzi di “Lacerba”, Spengler, Céline, Gómez Dávila e Caraco. E mille altri (no, forse di meno, ma i migliori), di nascosto dalla storia. E prima di loro Dioniso, il Dio dello sgomento e della rivelazione che atterrisce. Non il Dio dell’inquietudine, bestia moderna, male oscuro che fa impiccare le attricette. Dioniso, il Dio barbarico della forza devastante, delle verità biologiche, immorali, antimorali, superiori e intime all’uomo, che definiscono la sua natura.
Sarà chi si fa voce e boccaglio di queste verità il vero operatore del bene, non chi predica di tolleranza universale e di non aggressione, di permeabilità e di condivisione. Ne stanno morendo ogni giorno di bontà fasulla, di psicofarmaci, di alcol, di disperate sigarette e sconsiderato divertissement, più di quanti mai siano morti nelle azioni di guerra. Prima o poi (prima che le benzodiazepine, come cavallini berberi distorti in un incubo, ci portino via), il diritto andrà riformato, rivoluzione necessaria in philosophicis: e un capitolo essenziale da scrivere sarà quello che darà onorata cittadinanza alle verità terribili.
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